Non nego che l'aver vissuto per un tempo assai lungo le vicende italiane, che poi sono coincise necessariamente con quelle di Berlusconi, mi ha in qualche modo svuotata dentro. Mi sono sempre, con varie sfumature, interessata di politica ma mai ero rimasta coinvolta ad un livello, quasi emotivo, come questa volta. Io non reputo la cosa assolutamente negativa, devo ammettere che in questo mio coinvolgimento ne ho tratto nutrimento culturale, grazie al confronto con alcune persone veramente eccezionali. Nonostante ciò non nascondo che questa metamorfosi così prolungata del mio modo di essere ha come offuscato una parte di me, quella più intima, che oggi sento improvvisamente mancare. Sono stata sempre attenta, e di questo sono grata a mio padre, a non trasformare un'interesse in ossessione. Ho sempre pensato che focalizzare troppo a lungo lo sguardo su un punto, fino a sfumarne i contorni, si rischiasse di perdere di vista il punto di vista stesso. Da qui il coinvincimento che nessuna attività umana può essere svolta senza soluzione di continuità, men che meno la politica. Eppure la politica, come molte altre attività del pensiero, ha molteplici sfaccettature che non bisognerebbe mai perdere di vista, ma alla lunga si preferisce speculare su cose concrete piuttosto che sulle innumerevoli possibilità di lettura della realtà. A parte gli scherzi, se c'è una professione che non dovrebbe mai divenire tale è proprio quella del politico.
Io sono nata alla politica col berlusconismo e credo che questa sia la fase storica più monotematica e, culturalmente parlando, più misera della vicenda italiana dall'Unità d'Italia. Sono poveri i soggetti culturali e men che meno quelli politici, sino al punto che a molti paiono dei giganti quelli della cosiddetta Prima Repubblica. Ieri un'amico in una nota, spiritosa e arguta, metteva in evidenza il fatto che ormai è di moda darsi del fesso l'un l'altro, in ogni contesto umano, senza mai ascoltare e sforzarsi di capire cosa l'altro realmente dice. Non so se è proprio così sempre, anche perché io ho avuto la fortuna di vivere in un contesto sano, di certo è così in molti campi del "sapere", e qui il virgolettato è d'obbligo.
Anche la pianura ha il suo fascino ma, per poterlo cogliere sino in fondo, a volte è necessario salire la collina, sapersene distaccare.
Io sono nata alla politica col berlusconismo e credo che questa sia la fase storica più monotematica e, culturalmente parlando, più misera della vicenda italiana dall'Unità d'Italia. Sono poveri i soggetti culturali e men che meno quelli politici, sino al punto che a molti paiono dei giganti quelli della cosiddetta Prima Repubblica. Ieri un'amico in una nota, spiritosa e arguta, metteva in evidenza il fatto che ormai è di moda darsi del fesso l'un l'altro, in ogni contesto umano, senza mai ascoltare e sforzarsi di capire cosa l'altro realmente dice. Non so se è proprio così sempre, anche perché io ho avuto la fortuna di vivere in un contesto sano, di certo è così in molti campi del "sapere", e qui il virgolettato è d'obbligo.
Anche la pianura ha il suo fascino ma, per poterlo cogliere sino in fondo, a volte è necessario salire la collina, sapersene distaccare.
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