mercoledì 14 ottobre 2009

Donna, madre.

Lo stesso giorno che Emanuela condivideva con me la sua esperienza di madre che saluta la figlia in partenza per il Nepal, per una esperienza di volontariato non priva di rischi, io ero chiamata ad un altro saluto non meno doloroso e carico di emozioni contrastanti.
La donna che mi avvolse nel suo grembo quando quello di mia madre mi fu rubato per sempre, che mi fece da mamma negli anni più difficili della mia vita, che pianse le mie lacrime sigillate nello scrigno del dolore, che lottò con tutte le sue forze per strapparmi un sorriso, che mi ammaliò con i suoi racconti ed i suoi ricordi di moglie e madre, mi lasciava per sempre. Nonna e Madre allo stesso tempo ma, soprattutto, Donna con una grande forza d'animo, mai disposta ad arrendersi se non all'ultimo istante, togliendosi la maschera dell'ossigeno, perché aveva capito che il suo cuore non avrebbe più retto. Il suo cuore sempre grande e generoso. Si era fermato per sempre e da quel momento le mie lacrime si sono rintanate, ancora una volta, nello scrigno del dolore.

Quando ho letto la mail di Emanuela mi sono chiesta perché questa coincidenza? Quale segno ero chiamata ad interpretare? Da quel momento le immagini hanno cominciato a sovrapporsi, mi sono cullata in loro, assieme a loro ho vissuto le lunghe ore in attesa della sepoltura. Durante la celebrazione in Chiesa, gremita di gente attenta ai momenti del rito, io sono restata seduta immobile ad osservare la bara alla ricerca di una risposta, di un senso a tutto ciò.
Da tempo mi andavo chiedendo quale fosse il segreto dell'umanità, la chiave di volta di questa complessa architettura chiamata esistenza. Non riuscivo a capacitarmi come, di fronte alla continua malvagità degli uomini, il tutto ancora reggesse e la speranza non era mai doma.
Lo sguardo fisso sulla bara, le immagini che vi scorrono come fosse uno schermo. Io che stringo mia madre nell'ultimo tentativo di trattenerla a me, mia nonna che mi culla con una nenia, Emanuela che porta a spalle Marta piccola e poi la stringe forte e le sussurra parole magiche per il saluto, io che accarezzo le mani gelide di nonna, Baba che mi avvolge nella sua maternità innata, pur avendo dovuto rinunciare ad averne una tutta sua. E poi ancora mille braccia di donne pronte a custodire questo grande mistero: donna e madre. Ecco l'architrave mi sono detta, era davanti ai miei occhi da sempre e io non lo vedevo.

Grazie mamma grazie nonna grazie Baba grazie Emanuela grazie a tutte voi donne che siete chiamate a custodire questo grande e gravoso dono. Ora tocca a me fare la mia parte.

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